Dialetto veneto
Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, in seguito a discussione, si è deciso di usare il termine lingua per le lingue riconosciute come tali nella codifica ISO 639-2. Per gli altri idiomi, viene usato il termine dialetto.
Il dialetto veneto è una lingua parlata, sotto forma di diverse varianti, nella Regione del Veneto e nella Venezia Giulia (Italia), sulla costa Dalmata (Croazia), in Messico (nella località di Chipilo), in Brasile (negli stati di Rio Grande do Sul e di Santa Catarina). In questi ultimi paesi è stata portata dagli emigranti provenienti dal Veneto, ma nel Rio Grande do Sul è stata imparata e viene utilizzata anche da persone di altra origine: il primo dizionario di talian (o vêneto brasileiro) fu compilato da un polacco.
Le principali varianti del veneto sono:
- il veneto-centrale (padovano-vicentino-polesano)
- il veneziano (veneto orientale)
- il veronese (veneto occidentale)
- il trevigiano (pure vicino, nella zona della bassa Marca Trevigiana al veneziano) e il feltrino-bellunese (tutti ricondotti al veneto settentrionale)
Queste varianti condividono quasi completamente le stesse strutture morfosintattiche. Fra le tante citiamo per esempio il pronome clitico obbligatorio davanti ai verbi nella seconda persona singolare e nella terza sing/plur: «Giorgio el vien» , «I veci i parla» , «ti te parli/parla» o «ti ti/tu parla»
Tali pronomi, quando presenti, hanno carattere distintivo: sono cioè essi a stabilire il senso della frase e non sono le desinenza finali del verbo: «el sente <--> i sente» (=sente/sentono) oppure «te parlavi <--> parlavi» (=parlavi/parlavate). Ciò permette addirittura di eliminare, in certi casi e in certe varianti, le vocali finali del verbo senza pregiudicare la correttezza della frase «el sent, i sent» o quantomeno di scambiarle «te parlavi = te parlava»
In Piemontese, invece, come in Milanese e Italiano, il senso della frase è sempre comunque affidato alle vocali finali del verbo. Per esempio Piem. «a canto <--> a canta» , Mil. «el canta <--> canten» , It. «canta <--> cantano»...
Anche buona parte del lessico è comune, e le variazioni sono spesso limitate alla pronuncia: per esempio «gato/gat», «saco/sac» , «fero/fer», «magnar/magnare», «vardar/vardare», «nasion/nazion/nathion» , «verxo/verzo/verdho» ... E ancora «la scala /'a scàea» , «sorela/sorèa» (spesso unificate con la L-tagliata (Ł, ł) "ła scała" e "soreła") oppure «vérdi /virdi» , «dotóri /duturi».
Queste ultime due forme sono dette metafonetiche e sono tipiche del veneto centrale oltre che del Gradese, resi celebri da autori come Ruzante e Biagio Marin: molti le ritengono già morte o comunque secondarie in quanto troppo difformi dall'italiano standard (che ha "verdi" e "dottori") ma in realtà esse sono ancora discretamente usate. Si trovano comunque anche in altre varianti venete, sebbene in misura minore.
Tutte le varianti sono state usate da poeti veneti (fra cui Ruzante, Goldoni, Zanzotto, Barbarani, Marin) ma alcune di esse sono state portate anche all'estero, per esempio la variante nord-trevigiana di Segusino è tutt'ora parlata in Messico a Chipilo con forti influenze spagnole, mentre un misto di vicentino e bellunese è parlato in Brasile anche se ha ricevuto influenze portoghesi e di altre lingue del Nord-Italia.
La variante veneziana veniva utilizzata invece in molti atti ufficiali durante il governo della Serenìsima Repùblica di Venezia.
Ovviamente ci sono delle parole molto diverse da zona a zona come «fogołar/larìn» , «ceo/cenin/picenin» , «el xe / l'è» , «ła xe / l'è» , «el ga / l'à» , «ła ga / l'à» , «i gavéa / i avéa/i véa» , «magnémo/magnòn/magnén»...
Anche la sintassi presenta qualche variazione: in alcune zone, ad esempio, gli interrogativi restano in fine di frase «Fàtu che? Sìtu chi? Vàtu onde?» mentre in altre varianti essi risalgono in prima posizione « 'Sa fèto? Chi/Ci sìto? 'Ndo vètu?». In queste ultime zone l'interrogativo finale esiste ma solo come forma rinforzata. Si oppongono quindi la fusione nelle frasi interrogative della forma verbale con quella pronomica, ad esempio tipiche espressioni di Treviso quelle come « Ditu? / Situ 'ndà? /Gatu visto?», e la forma dissociata « Te disi? 'Te si 'ndà? Te ga visto?».
Esistono poi anche forme doppie con enfasi particolare « 'Sa vèto indove!? 'Sa fèto cósa!?».
La fusione nelle frasi interrogative della forma verbale con quella pronomica nella 2 persona singolare era peraltro caratteristica generale del veneto : «Dìtu par davero? Sìtu 'ndà? Atu/Gatu/Ghètu/Ghèto/Eto visto? Pàrli(s)tu?/Pàrlito?» nella terza sing./plur/masch/femm.: «Pàrleło? (m.sing) Pàrleła? (f.sing) Pàrlełi? (m.plur) Pàrlełe? (f.plur)» e nella seconda plurale:«Parlèo/Parlèu?, Gavìo/Gavéu?» ma, come accennato, è andata parzialmente in desuetudine specie nel veneziano e nel veneto delle città dove prevale la forma dissociata (che rispecchia l'italiano) « Te disi par davero? 'Te si 'ndà? Ti ga visto?». Le forme composte esistevano comunque nel veneziano antico (Gastu? Fastu? Vostu?) ed oggi pur essendo abbandonate a Venezia sono ben vive nel Chioggiotto.
Tipico del veneto è anche l'interrogativo-esclamativo sottointeso o vuoto: «Vùto ndar?!» (ital.= DOVE vuoi andare!), «Vùtu far?!» (ital.= COSA vuoi farci!)
Ricordiamo che il veneto è ancora capito e parlato fra alcuni discendenti di emigranti veneti a Latina (Italia) mentre non è più usato nella comunità di Arborea (Sardegna centro-occidentale), sebbene abbia esercitato qualche influenza sul sardo locale.
Infine, non dimentichiamo che alcune parole sono comuni solo a veneto e catalano «mé pare=mon pare» (it.padre), «mé mare=ma mare» (it.madre), «masa=massa» (it.troppo)
Grafia
Come molte lingue non riconosciute, anche il veneto non ha una grafia ufficiale e molti lo scrivono con una grafia italianizzante che però, essendo basata su un'altra lingua, non si adatta ad esprimere tutte le alternative e caratteristiche del veneto. Sono state tuttavia fatte varie proposte che potremmo cosí riassumere:
- a) il Manuale di Grafia Unitaria stampato a cura della Regione Veneto che lascia aperte varie opzioni ortografiche
- b) il sistema "Jegeye" basato sul criterio un simbolo un suono ovvero per ogni pronuncia un simbolo differente (unica eccezione la L-tagliata che può essere letta in modi diversi)
- c) le Parlade Venete Unificae basate sul criterio una forma per ogni gruppo di alternative ovvero riunificare le pronunce con doppia o tripla variante in una sola forma scritta seguendo via via l'etimologia o il metodo della maggioranza, o a volte facendo compromessi a seconda delle possibilità a disposizione.
Occorre rilevare che, data la variabilità delle pronunce, a volte differenti per lo stesso termine nel raggio di qualche chilometro, anche un manuale unitario è difficilmente "unitario". Un esempio per tutti: la lettera "zeta" che nella provincia di Padova si pronuncia ( e si vuole scrivere ) sia come "esse" che come "zeta". Si prenda ad esempio la parola "soca" (ceppo di legno) che si scrive e si pronuncia così nella provincia centro-nord, mentre nella bassa padovana si pronuncia "zoca" (con la "z" di "zucchero"). Questo mette in crisi la resa grafica della "s" sonora, che anche il manuale di grafia unitaria della Regione suggerisce di rendere con la "z": emblematica la terza persona sing. dell'indicativo presente del verbo essere: "el ze"- "egli è". Orbene, "ze" nella bassa padovana si pronuncerebbe così com'è scritto, vanificanbdo di fatto la proposta unità grafica. Per questo nella bassa si preferisce ricorrere al vituperato "xe", di goldoniana memoria.
Voci correlate
Risorse in rete
- Grammatica Veneta
- Articolo sulla lingua veneta
- Jornal in Léngua Vèneta
- Sito sulle lingue romanze e minoritarie
- Il dialetto veneto
- Sitoveneto
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